Lo yuan digitale: un’arma nella guerra economica tra Cina e Stati Uniti?

Lo yuan digitale, ovvero la prima valuta digitale della banca centrale, a quanto pare, risulterebbe essere un’arma incredibilmente formidabile nelle mani del governo cinese. Con il suo yuan digitale, infatti, la Cina spera di far sì che la guerra commerciale con gli Stati Uniti, possa volgere a proprio favore, detronizzando il re dollaro. Iniziata nel marzo 2018, la guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti, ben presto, si è andata a trasformare in una sorta di nuova guerra fredda. Infatti, per ridurre il deficit commerciale degli Stati Uniti, Donald Trump l’oramai ex 45esimo presidente degli Stati Uniti, ha imposto gravosi dazi sulle importazioni di prodotti cinesi, accusando Pechino di concorrenza sleale nei confronti delle aziende americane.

Ovviamente, la Cina non è stata ferma a guardare e, quindi, a sua volta, è andata rapidamente a tassare duramente miliardi di prodotti statunitensi. Da allora, nonostante diverse prove e mesi di pacificazione, le due nazioni continuano a scontrarsi. Nel corso del tempo, inoltre, il conflitto si è spostato sul campo della tecnologia. Infatti, nel maggio 2019, Donald Trump ha escluso Huawei e ZTE, due importanti produttori cinesi di smartphone, dal mercato statunitense con il pretesto di proteggere la sicurezza nazionale. E se tutto ciò non fosse stato sufficiente, l’ex inquilino della Casa Bianca, ha provveduto ad introdurre diverse leggi per vietare ai gruppi cinesi di utilizzare tecnologie sviluppate sul suolo americano.

Ad esempio, Huawei non è più autorizzata a integrare chip statunitensi nei suoi smartphone o utilizzare software sviluppato da Google. Donald Trump, di fatto, ha accusato queste aziende cinesi di violare la proprietà intellettuale dei gruppi americani e rubare i loro segreti commerciali.

In questa sorta di scommesse netbet, il conflitto commerciale in atto tra la Cina e gli Stati Uniti d’America, si è andato, anche, a trasformare in una frenetica guerra dei brevetti legata alla blockchain. Spinti dal Partito Comunista, molte aziende cinesi, infatti, stanno depositando brevetti blockchain. Dal 2009, la Cina avrebbe depositato il 60% dei brevetti blockchain mondiali. Date queste condizioni, è molto facile prevedere lo scoppio di una guerra fredda tra le due nazioni, anche per quanto riguarda i brevetti più legati alla blockchain.

In altre parole, da guerra commerciale, vi sono tutti i presupposti di una guerra valutaria. Infatti, questa guerra dei brevetti prefigura un futuro braccio di ferro tra lo yuan digitale e il dollaro statunitense. Lo yuan digitale, perciò, è andato a trasformarsi in una potente arma. Annunciato ufficialmente nell’agosto del 2019, ossia poco dopo l’inizio della guerra valutaria con gli Stati Uniti d’America, lo yuan digitale risulterebbe essere stato testato in diverse importanti città cinesi, tra le quali la capitale, Pechino. Sostenuto dallo yuan, questa stablecoin, quindi, è stata dapprima offerta ai cittadini cinesi per facilitare gli acquisti giornalieri.

In ogni caso, andando a concludere, già grandi gruppi come, ad esempio, la China UnionPay, la Tencent Holdings Limited e Alibaba, risultano essere coinvolti nel progetto, così come risulterebbe essere stata già integrata in diverse soluzioni di pagamento popolari in Cina, come WeChat e Alipay.